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La Storia

La leggenda fa risalire le origini di Minervino alla battaglia di Canne (216 a.C.), allorquando uno dei soldati romani rifugiatisi a Minervino, vista una pastorella del luogo di nome Sofia, se ne innamorò e la sposò nel tempio dedicato a Minerva. La storia invece ci documenta di origini più remote, attestate dai ritrovamenti archeologici nelle contrade Lamamarangia, Torlazzo, Casale, Madonna del Sabato, dove sono stati rinvenuti frammenti di ceramica del II millennio a.C. (Lama Cipolla) e altri oggetti di bronzo o ceramica dei secoli VIII e VII a.C..

Tali ritrovamenti, a suo tempo, hanno permesso l'allestimento di un Museo Civico, ma quasi tutti i reperti sono andati perduti perché oggetto di un furto. Ritrovamenti più recenti hanno portato alla luce reperti molto interessanti, attualmente in cura e oggetto di studio presso la Sovrintendenza Archeologica. Le località più ricche di reperti sono posizionate ai piedi delle colline su cui è costruito il paese (in particolare della collina posta a settentrione) e ci testimoniano la presenza di insediamenti preromani. Il primo nucleo abitativo si insediò lungo l'impluvio che scende dalle Murge, denominato "Matitani" (dal greco metateo: scorrere).
Testimonianze archeologiche del periodo romano si hanno in due iscrizioni funerarie risalenti al II sec. d.C. e alla Villa Romana in località Lamalunga (villa-fattoria di età tiberiana). La condizione dell'insediamento indigeno, particolarmente fiorente nel VII - VIII secolo a.C. (come attestano gli arredi funerari rinvenuti nella necropoli emersa nei pressi dell'ospedale), ebbe un repentino arresto intorno al II secolo a.C., causato probabilmente dal florido sviluppo avuto dalla città lucana di Venosa in seguito all'estensione della via Appia.

Nei documenti dell'alto medioevo si parla già del "Loco Minerbe" nei pressi di Canosa, e di una "Spelonca del Salvatore" presso "Minervine" o "Monerbino" (secoli X e XI). Nel X secolo la città diviene sede vescovile. Dopo la dominazione bizantina, ci fu l'invasione normanna (1041 circa): suo primo feudatario fu Rainfrido Altavilla a cui si deve la costruzione del Castello, iniziata nel 1042 e successivamente modificato nel sec. XVII. In questo periodo fu istituita la sede vescovile, con il primo vescovo, Innacio. Dei feudatari di Minervino il più noto per le sue gesta e per la sua crudeltà fu Giovanni Pipino, che curò molto il Castello (all'ingresso di una torretta campeggia il suo stemma) attualmente sede del municipio; in questo castello egli stesso fu cinto d'assedio e catturato da Raimondo del Balzo e dopo alterne vicende giustiziato ad Altamura dal Principe Roberto (1357).
Nei documenti dell'alto medioevo si parla già del "Loco Minerbe" nei pressi di Canosa, e di una "Spelonca del Salvatore" presso "Minervine" o "Monerbino" (secoli X e XI). Dopo la dominazione bizantina, ci fu l'invasione normanna (1041 circa): suo primo feudatario fu Rainfrido Altavilla. In questo periodo fu istituita la sede vescovile, con il primo vescovo, Innacio. Dei feudatari di Minervino il più noto per le sue gesta e per la sua crudeltà fu Giovanni Pipino, che molto curò il Castello (all'ingresso di una torretta campeggia il suo stemma) attualmente sede del municipio; in questo castello egli stesso fu cinto d'assedio e catturato da Raimondo del Balzo e dopo alterne vicende giustiziato ad Altamura dal Principe Roberto (1357).
Successivamente si alternarono diversi feudatari: i Del Balzo, Giacomo Arcucci di Capri (1357 - 1387), Francesco Prignano, Giovanni Capece Tomacelli, Maria d'Enghien, sposa di Ramondello Orsini. I feudatari che si avvicendarono furono molti a causa della povertà del feudo e dei torbidi politici. Altri benemeriti baroni furoni i Del Tufo, dal 1591 al 1592, i Pignatelli, i Tuttavilla. I Tuttavilla furono feudatari fino al 1819, quando Giulia Tuttavilla, ultima crede dei Duchi, sposò l'avvocato Bucci. La famiglia Bucci ereditò così il Castello ed i grandi latifondi feudali.

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